La Roma Primavera arriva ai Play-Off Primavera 2025/2026 con il vantaggio del miglior piazzamento in regular season, il supporto del Tre Fontane e la possibilità di qualificarsi anche senza vincere nei novanta minuti.
Attraverso una struttura offensiva ordinata e una pressione aggressiva orientata sull’uomo, la Roma riesce inizialmente a limitare lo sviluppo del Bologna, imponendo soprattutto sul lato destro le proprie connessioni offensive.
La gara, però, cambia progressivamente nella ripresa.
Il baricentro giallorosso si abbassa, le distanze tra i reparti si allungano e il Bologna trova sempre più spazio per consolidare possesso e aumentare il proprio peso offensivo.
Non è una rimonta costruita su un singolo episodio. È una partita che cambia lentamente struttura. Ed è proprio dentro questa trasformazione che nasce la qualificazione del Bologna Primavera.
Quando la Roma ha perso il controllo
Per oltre un’ora la Roma Primavera aveva dato l’impressione di avere il controllo totale della partita.
Controllo del pallone.
Controllo degli spazi.
Controllo emotivo.
Il Bologna sembrava costretto ad inseguire le connessioni offensive giallorosse, soprattutto sul lato destro, dove Tommaso Marchetti veniva attivato con continuità attraverso triangolazioni strette e ricezioni in ampiezza.
La squadra di Federico Guidi occupava il campo con ordine dentro la propria struttura 3-4-2-1: costruzione 2+4, pressione alta orientata sull’uomo e ricerca costante delle ricezioni di Almaviva tra le linee.
Per lunghi tratti, la gara sembrava andare esattamente nella direzione voluta dalla Roma.
Poi qualcosa cambia, non improvvisamente, non attraverso un singolo episodio, ma tramite una lenta perdita di controllo.

Il lato destro come centro della partita
La Roma costruisce gran parte della propria superiorità offensiva sul lato destro.
Marchetti non resta semplicemente largo: viene continuamente connesso alla struttura attraverso scambi rapidi col centrale di riferimento e giocate dirette che servono a manipolare l’uscita laterale del Bologna.
È una scelta che produce due effetti:
- permette alla Roma di risalire velocemente il campo;
- crea isolamento per gli uomini offensivi negli ultimi metri.
Almaviva diventa così il vero riferimento della rifinitura romanista. Riceve costantemente tra le linee, orienta il possesso e connette Arena e Di Nunzio negli half spaces.
Anche il gol nasce da questa logica.
La Roma manipola il blocco avversario, trova profondità sulla corsia e libera Marchetti dentro una situazione favorevole. Non è soltanto una buona giocata individuale: è il risultato coerente della struttura offensiva costruita durante tutta la prima fase di gara.
Il Bologna accetta di soffrire
Per gran parte del primo tempo il Bologna sceglie un atteggiamento più attendista.
La pressione non è aggressiva come quella romanista. La squadra di Morrone preferisce proteggere il centro con il doppio blocco 4+4 e attirare la Roma per poi attaccare gli spazi aperti in transizione.
È una gestione strategica della gara molto lucida.
N’Diaye e Saputo restano vicini davanti alla difesa, cercando di ridurre il più possibile le connessioni centrali della Roma, mentre Lai e Negri lavorano continuamente in ripiegamento per aiutare la difesa laterale.
Il Bologna non controlla il pallone, piuttosto gestisce il ritmo della sopravvivenza dentro la partita.

Il momento in cui la gara cambia
La vera svolta arriva nella ripresa, anche grazie al pareggio improvviso dei felsinei.
La Roma però abbassa progressivamente il proprio baricentro, perde aggressività nella pressione e soprattutto smette di mantenere corte le distanze tra i reparti. Il Bologna inizia così a trovare ciò che nel primo tempo non aveva quasi mai avuto: tempo.
Tempo per ricevere.
Tempo per orientarsi.
Tempo per avanzare.
Castaldo comincia ad attaccare con più continuità la profondità, Nesi e Negri trovano più libertà sulla destra e il Bologna riesce finalmente a consolidare possesso nella metà campo offensiva.
La partita cambia prima mentalmente che tatticamente.
La Roma non smette di giocare. Smette di controllare gli spazi.
Morrone cambia la struttura della partita
Negli ultimi venti minuti Stefano Morrone aumenta ulteriormente il peso offensivo della propria squadra.
Il Bologna passa ad una linea difensiva a tre, Nesi stringe la propria posizione adattandosi da braccetto destro e gli ingressi di Libra, Jaku e soprattutto Lo Monaco aumentano densità offensiva e presenza negli ultimi metri.
È qui che il Bologna riesce definitivamente a spostare la gara dentro il proprio contesto ideale:
una partita più lunga, più aperta, meno posizionale e più caotica.
La Roma, invece, continua ad abbassarsi. Sempre qualche metro in più. Sino al gol finale e decisivo di Lo Monaco.
Quando una squadra perde il controllo
La rete decisiva del Bologna arriva al novantesimo minuto, ma nasce molto prima. Nasce nel momento in cui la Roma smette di occupare il campo con la compattezza del primo tempo. Nasce quando le distanze si allungano e la pressione perde sincronizzazione. Nasce quando il Bologna capisce di poter trascinare la partita dentro un’altra dimensione emotiva e tattica. Per oltre un’ora la Roma aveva controllato la gara. Poi ha smesso di controllarne gli spazi. Ed è lì che la partita è cambiata davvero.
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